Il paradosso degli Its: occupazione all’80% ma solo 19mila iscritti – Il Sole 24 ore

Dei tanti paradossi che il sistema formativo italiano fa fatica a superare ce n’è uno francamente incomprensibile. Ed è quello che riguarda gli Istituti tecnici superiori, le “super scuole” post diploma di tecnologia nate oltre 10 anni fa per offrire uno sbocco alternativo dopo la maturità a tutti quei giovani che non vogliono/possono iscriversi all’università e che invece vogliono trovare subito un lavoro. Ebbene, nonostante un tasso di occupazione medio dell’80% mantenuto anche negli anni della pandemia, gli Its vantano appena 19mila frequentanti. Contro gli 1,7 milioni di iscritti a un ateneo.

Impietoso anche il confronto internazionale: in Germania gli iscritti alle «Fachhochschulen», il canale non universitario di formazione terziaria professionalizzante, sono circa 800mila; in Francia esistono gli «Institutes universitaires de Technologie» («Iut»), che offrono formazione tecnica superiore con docenti provenienti dal mondo del lavoro; e anche in Svizzera, le «Sup» (le Scuole universitarie professionali) propongono, da tempo, un insegnamento “pratico” e vicino al mondo produttivo. E tutti con numeri di gran lunga superiore ai nostri. Un paradosso, appunto. Doppio se consideriamo che viviamo in un paese che è contemporaneamente terzo nell’Ue per disoccupazione giovanile e penultimo per numero di laureati.

Per aiutare i nostri giovani a superarlo, nella consapevolezza che siamo comunque la seconda forza manifatturiera d’Europa, il Sole 24Ore dedica una doppia Guida alla scoperta degli Istituti tecnici superiori. Con la prima (in uscita il 31 marzo) proviamo a riassumere i segreti del successo della formula Its e ripercorriamo (ovviamente aggiornandolo) il viaggio in 12 regioni che il quotidiano ha pubblicato l’estate scorsa; con la seconda, in uscita il 5 aprile, raccontiamo il progetto di riforma che il Parlamento si appresta a varare e forniamo, grazie alla collaborazione dell’Indire, la mappa completa delle 118 Fondazioni Its sparse lungo lo stivale. Its che offrono corsi biennali o triennali, in settori tecnologici d’avanguardia, dalla mobilità sostenibile ed efficienza energetica al sistema meccanica; dalle nuove tecnologie della vita e per il made in Italy ai servizi alle imprese.

Tutto ciò in attesa dell salto di qualità contenuto nel Pnrr che, da un lato stanzia 1,5 miliardi in 5 anni (oggi il finanziamento ordinario è di 68 milioni, 48 a regime oltre al contributo regionale tra gli 80-100 milioni totali); e dall’altro prevede una legge delega, che è ormai in dirittura d’arrivo al Senato e che valorizza il link con le imprese. Sta qui, del resto, il successo degli Its: co-progettazione dei percorsi formativi, didattica laboratoriale, esperienze dirette “on the job”. Dalla messa a terra di queste novità (finanziarie in primis) dipenderà il successo degli Its, e la conquista di uno spazio più consono nella nostra scala formativa.

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